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Bing e il diritto all’oblio: guida alla rimozione dei contenuti

Guida alla rimozione di contenuti personali su BingAnche Microsoft riconosce il diritto all’oblio ai propri utenti e si allinea con le nuove direttive della Corte di Giustizia Europea: anche su Microsoft gli utenti possono richiedere la rimozione di contenuti personali contenenti informazioni ritenute “inesatte o false, incomplete o inadeguate, non aggiornate o non più pertinenti, eccessive o improprie”.

Su Bing, motore di ricerca di Microsoft, è ora possibile trovare il modulo Microsoft che permette ai cittadini europei di esercitare il proprio diritto all’oblio.

Il modulo, denominato “Richiesta per bloccare i risultati di ricerca di Bing ai sensi della legge europea“, prevede l’inserimento di molte più informazioni rispetto al form di richiesta di cancellazione preparato da Google.
Il cittadino che desidera la rimozione di contenuti che fanno riferimento alla propria persona e che compaiono nella serp di Bing dovrà inviare una copia di un documento che permetta di certificare la sua identità e specificare se si è un personaggio pubblico o una persona nota a livello locale, nazionale od internazionale.

Alla luce di quest’ultima informazione richiesta da Microsoft, si deduce che, probabilmente, potrebbe essere dato maggior peso alle segnalazioni provenienti da persone che ricoprono incarichi pubblici o che ambiscono a rivestire degli incarichi anche in ambito locale. È possibile quindi che il fatto di cronaca che riguardi il semplice cittadino non venga rimosso dai risultati delle ricerche di Bing mentre invece vengano eliminati i riferimenti “inesatti, falsi, incompleti, inadeguati, non aggiornati, non più pertinenti, eccessivi od impropri” riguardanti personaggi più in vista. Ovviamente, tale questione ha già alimentato non poche discussioni a riguardo.

Nel modulo viene esplicitamente dichiarato che i dati forniti potranno essere aggregati con altre fonti che ne verifichino la veridicità o le completino con informazioni aggiuntive: tale procedura vuole garantire il giusto bilanciamento tra il diritto alla privacy cui si appella il richiedente e l’interesse pubblico.

Il modulo consta di 4 parti:

– Parte I: identità, residenza e informazioni di contatto;
– Parte II: ruolo nella società o nella comunità;
– Parte III: pagine di cui si richiede il blocco indicando la motivazioni per cui si fa richiesta;
– Parte IV: firma.

Alla luce delle numerose questioni sorte in merito all’attuazione della recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, Microsoft fa presente che il modulo di richiesta per la rimozioni di contenuti e tutti i processi ad esso correlati potrebbero subire cambiamenti e, quindi, che le richieste inviate possano nuovamente essere valutate nel tempo.

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