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Microsoft e il diritto all’oblio

Microsoft e il diritto all'oblioAnche Bing, motore di ricerca di proprietà di Microsoft ed uno dei più utilizzati dopo Google, si adegua alla normativa europea e riconosce il diritto oblio ad ogni cittadino residente in Europa.

Microsoft si muove sulle orme di Google e coglie l’occasione per iniziare la sua operazione di pulizia: anche Bing, dopo Google, mette a disposizione un modulo sul proprio sito per consentire a chiunque di inoltrare domanda di cancellazione delle indicizzazioni relative ai propri dati personali. Tale modulo è stato denominato “Richiesta per bloccare i risultati di ricerca di Bing ai sensi della legge europea“. Ecco come fare per richiedere la rimozione di contenuti personali su Bing.

Ricordiamo che la Corte di Giustizia Europea, con la sentenza emanata lo scorso maggio, aveva imposto a Google la cancellazione delle indicizzazioni relative ai dati personali dei cittadini europei che ne facevano richiesta per proteggere la propria privacy. Google ha quindi riconosciuto ai propri utenti il diritto all’oblio e ha pubblicato il form on line da compilare per richiedere la rimozione di contenuti personali.

Anche su Bing, la richiesta di cancellazione avverrà solo dopo un’attenta valutazione: è possibile, difatti, che alle informazioni fornite si aggreghino anche altre fonti per verificarne la veridicità o per integrarle con dati aggiuntivi. Anche per Bing, come per Google, la cancellazione dei link riguarda solo ed esclusivamente il continente europeo, così come specificato nel form di cancellazione.

Gli altri motori di ricerca non si sono ancora mossi riguardo a tale questione: sembra che solo Yahoo abbia iniziato a lavorare in tal direzione per uniformarsi alla decisione della Corte Europea.

Alla luce di quest’ultima azione da parte di Microsoft, è di nuovo scontro acceso tra i sostenitori del diritto all’oblio e coloro che invece difendono il diritto all’informazione: ancora una volta, difatti, sono gli amministratori del motore di ricerca a decidere quali richieste avanzate dai cittadini europei meritano di essere assolte e quali invece devono essere rigettate.
E intanto monta la polemica anche verso la sentenza della Corte di Giustizia ritenuta da molti eccessivamente penalizzante rispetto al diritto degli utenti di individuare le informazioni e di essere informati.

A tale proposito, consigliamo la lettura dell’articolo “Il comitato di Google per il diritto all’oblio”.

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